“montagne di panna,
bottiglie di coca cola,
fili d’erba e dita raggrinzite

piccola stilla di vita caduta dal nulla

ti aspetto come si aspetta un amico,
ti attendono una coperta di stelle,
quattro braccia calde
una casa povera
un batuffolo bianco
tutto l’amore che mamma mi da.

montagne di panna e aquiloni,
altalene altissime e voli senza fine.

piccolo noi
insegnaci il sorriso”

Stamattina mi sono svegliato con questo brano in testa. E ho pensato di scrivere qualcosa con questo titolo.

A riprova del mio essere preoccupantemente invecchiato, ecco: lo avevo già fatto.

Lo avevo lasciato in bozza, perché i poeti non hanno alcun senso, soprattutto in questo momento carico di odio, di salvini, di “XXXXXX, quelli belli” scritto su facebook (o su instagram, facebook lo usiamo solo noi che oramai siamo verso il declino psicofisico).

Non parlerò di salvini. Ma mi riprometto di scrivere qualcosa di profondo, di politico, di storico.

Parlerò del figlio della rivoluzione, parlerò di mio figlio.

Beh, ora hai tre anni e un giorno. Ieri mi hai regalato un meraviglioso giorno di ferie, giostre, bicicletta, giocattoli.

Sei il figlio della rivoluzione, sei il figlio che è nato anche se non esisteva la “tranquillità economica” per farlo. In realtà non esiste ancora, e non esisterà mai. Infatti hai anche una sorellina ora, Leda, che ti guarda stupita mentre fai lunghi discorsi.

Cosa è la tranquillità economica? Avere 500 euro in più su 1000 di stipendio? Impossibile. Hanno inventato Thun, le borse di Balenciaga, le spa, i tv led a 55 pollici. I corsi di mindfulness. Le crociere. Il viaggio in India per ritrovare sé stessi. E quei 500 euro sono belli e andati.

I CORSI DI MINDFULNESS. Diciamocelo, ci prendono per il culo con cose che non servono a nulla.

Io ho fatto un figlio, tre anni fa. Forse l’ho fatto perchè non mi piacciono gli oggettini di Thun. (Se non vi piacciono gli oggettini di Thun quindi fate un figlio).

Se siete oltre i 30 e vi state dicendo “passati i 35 si pensa”… beh, lasciate il vostro partner, è quello sbagliato. L’amore è dire si a tutto, anche alle proposte strampalate tipo “nnamo, famolo sto fijo” (un freelance senza proprietà immobiliari e una disoccupata non sono quello che definirei l’ambiente economico ideale per riprodursi).

In tre anni mi hai fatto capire che sono io che devo vedere il mondo come lo vedi tu. E non il contrario.

Due gomme da cancellare sono un carrarmato. Un tratto di penna è una corda che serve per prendere al lazo una macchinina disegnata male su un foglio di carta accartocciato.

Che la bicicletta che ti ho regalato ieri si chiama T-Rex. Come il gruppo di Marc Bolan. Incredibile. E che puoi usarla tranquillamente, quella bici, per tornare da Decathlon a casa (4.7 chilometri), senza caricarla, tanto tu ci segui in bici. Con le rotelle. E usi la bici da circa 20 minuti. E prima non sapevi cosa fosse la bici.

Sei il figlio della rivoluzione mancata, un figlio che non doveva nascere, secondo il commercialista, secondo il prete, secondo alcuni parenti molto stretti, secondo molti ex amici.

Ma diciamocelo, tu te ne sei fregato e sei nato lo stesso.

E quindi sono io che mi inchino a te. Un padre non lo dovrebbe fare. Certo. “Un padre”. Non io.

Mi inchino a te perché hai capito più di me. E voglio che me lo insegni.

Auguri Ettore. Quella cosa in corsivo te l’ho scritta il 12 gennaio 2015. quando eri fatto da poche cellule. è un regalo tardivo per i tuoi 3 anni.

Quello, e T-Rex.