Non è un grado di una scala. non è un’estensione di un file. è la più brutta cosa che mi sia mai capitata. Glioblastoma di quarto grado. Qualcuno lo chiama glioma, qualcun altro astrocitoma. ed è la prima volta che ne parlo, di cosa è successo, quel 26 agosto di 13 anni fa. Il giorno più brutto della mia vita inizia bene. Ho firmato da poco un contratto di lavoro. Ho 21 anni, e lavoro ad Edilportale. Ho un collega pazzo, ma divertentissimo. Lavoro con Photoshop 6 e Dreamweaver (5? boh, chi se lo ricorda, forse MX). Mia madre dietro la porta del bagno, che mi dice di muovermi, è tardi. Andavo a lavorare con l’auto. A loro serviva poco, papà stava sempre male. Le cose andavano bene. Il 23 ero tornato da Barcellona. E il giorno prima, il 25, ho dato il primo bacio ad una ragazza bassina tanto carina, quella che mi è poi stata accanto per tanti anni. E poi il 25 erano anche arrivati i soldi degli arretrati dell’invalidità di accompagnamento. Tanti soldi, mai visti così tanti. 10.000 euro. Spiccioli, per una famiglia normale. Ma per noi ossigeno puro. Insomma, tutto si metteva per il meglio. E arrivo a lavoro. Un caffè, una dem (si facevano a mano, si ritagliavano i pezzettini, e li si metteva in una tabella). Il tempo scorre, felice, spensierato. Sono le 12. Simona, mia sorella.
“Roberto torna a casa, mamma sta male, non si capisce nulla di quello che dice”.
Corro. Corro è dir poco. Sentivo una trasformazione, dentro di me. Qualcosa che mi diceva “ragazzino, preparati”. Arrivo, e trovo uno scenario apocalittico. Sul serio. Casa mia è sempre stata un macello, io sono sempre stato il più ordinato della famiglia. E in quel disordine, giaceva lei, Rosa. “Madonn, Madonn”. Era devota alla sua madonnina, era una donna di altri tempi, e modernissima, al contempo. Ma il suo viso non mi riconosceva. Era sveglia, ma era una sconosciuta. La portiamo di peso fuori. Chiamo il medico curante.
“Dalle una tachipirina”.
Vaffanculo medico curante, non servi a nulla. Chiamiamo l’ambulanza. Arrivano. Sento quella sirena. Ne sentirò tante, da quel momento in poi, e fino a Luglio di 6 anni dopo. Il paramedico mi dice “ma è lei che ha buttato tutte le cose in giro?”. Sorrido. Il disordine forse è un pochino troppo! Ma lei aveva da lavorare, non poteva pensare alle pattine. La portano via, tra un “madonn madonn”, e un altro. Arrivo, con quello schifo di Y10 blu che avevamo. Rotta perchè mai manutenuta. Il pronto soccorso una volta era in basso. Si scendeva leggermente. Ricordava il pronto soccorso di “Mi manda Picone”. Cerco qualcuno, non trovo nessuno. Ehi, ho 21 anni, sono un bambino, sono solo, aiutatemi. Rivedo il paramedico. Mi dice
“ehi ha avuto un attacco epilettico, qui davanti alla porta del pronto soccorso. A quest’età è sempre un tumore al cervello”.
Sipario. Quel paramedico ne ha constatato la morte, 5 mesi dopo. Quel medico della tachipirina ha provato il massaggio cardiaco, fino a crearle un’emoraggia interna. Ma tanto era già andata via. Me ne ero reso conto mentre la tenevo tra le braccia, che era andata via. Ma io sono morto ad Agosto. Il ragazzino, quello che non pensava a nulla, è morto ad Agosto, non a Febbraio. E per questo io maledico ogni anno questo giorno. Mamma, stanotte ho avuto tanta paura, paura di far esplodere tutto. Ma poi mi sei comparsa tu, col tuo sorriso e quei vestiti sdruciti da donna che si era immolata a me. E non ho più avuto paura. Oggi è un compleanno triste. Il compleanno di un uomo triste, a cui manca sé stesso, e a cui manca quella donnina che quasi non ricorda più.

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