Da bambino, sentivo spesso dire questa cosa a mia madre.

Molti di voi non l’hanno conosciuta, ma per focalizzare vi dico solo: pensate alla persona più ligia al sacrificio del mondo, poi pensate alla persona più sorridente del mondo, quella che si lamenta meno di tutti. Ora create un mashup tra i due. Ok, ora avete capito chi era mia madre.

Lo diceva durante quelle sue giornate che inizavano alle 5 e finivano alle 22, quando stremata andava a dormire.

Inizio a capirlo. Ora che invecchio inizio a vedere alcuni tratti somatici, il suo naso adunco, i miei occhi tristi che erano i suoi occhi tristi.

E capisco tanto. Io il rock’n roll lo suono davvero, senza tregua. centinaia di chilometri di notte, palchi, parrucche, gente strana, e il giorno dopo alle 9 in ufficio. A volte dopo 2 ore. E poi la partita iva. Tanti clienti, tante storie diverse.

Senza tregua il rock’n roll. Era (ho scoperto dopo) un titolo di un musicarello di merda, di quelli con little tony e i chitarristi che suonano chitarre di plasticaccia, a colori fatti male.

E ora guardo fuori da questa finestra, quello che lei stessa ha guardato, la mattina alle 5, quando si svegliava. La chiesa russa, e il silenzio del centro di carrassi. E sono le sei meno venti.

Marika è fuori, ettore dorme, Buck (il nostro ospite peloso per qualche giorno) dorme.

E io lavoro, come sempre. Ma gusto questa libertà. Guardo le mie povere cose (diceva De Gregori), guardo queste mura vuote, e mi rendo conto che questa casa tranquilla è la mia Ibiza. la mia Formentera. Il mio viaggio esotico.

Proprio perchè è tutto il resto, che è esotico, durante l’anno. E quindi diviene la normalità.

Amo annoiarmi, amo questo silenzio. Amo quando il suono forte della chitarra elettrica scompare, e rimane solo il suono dell’acquario (si, ho pure 2 pesci e un pappagallo che non vede l’ora di saltarmi addosso).

Per qualche giorno, il rock avrà tregua. Ma non domani. Domani ci aspettano 6 ore di viaggio, a me, ettore e marika. Per andare a suonare. Perchè a noi le vacanze annoiano. E lavorerò, lunedì. Ma in questo meraviglioso silenzio.

Mamma, ti voglio bene. Più invecchio, più divento uguale a te.