“Pappààààà mnueeee macchia mamma ragù yoyo”

Non è un mantra, non è buddismo da due lire. È come mi ha accolto mio figlio stanotte, ore 2. Al ritorno dal (si spera) ultimo concerto del trimestre estivo. Incredibile, di solito dorme sempre. Ma stanotte ha voluto urlare, a modo suo “papà, hai finito!”.

Primo Giugno.

“Marika, segnati i chilometri dell’auto, che questa estate la vedo strana”.

58032“. Ricordate questo numero.

“Ok, secondo me per come si stanno mettendo le cose, facciamo almeno 3000 km con i concerti”

Nel frattempo sono successe tante cose.

Il vostro eroe ha iniziato a suonare con i White Queen. Si, faccio coming out.

  • Si, quello dell’evasione fiscale in tv.
  • Si, quello dei trans e delle banane.
  • Si, mi metto la parrucca.
  • Si, non ho più la barba. Per motivi scenici.

Ora, per i benpensanti, aggiungo che

  • È lo spettacolo musicale più tosto e più professionale al quale abbia mai presenziato
  • Lo staff, tutti quanti, sono le persone più professionali e pazze che abbia mai incontrato
  • Se trovate un altro modo di pagare l’asilo nido ad Ettore, o magari, meglio ancora, me lo pagate voi, smetto di suonare coi White Queen. Promesso.

Detto ciò. Tantissimi chilometri. 4, 5 concerti consecutivi, sonno, stanchezza. Fare riunioni fingendo di essere sveglio. Ricominciare quasi a fumare.

Zanzare, quelle puttane.

Caldo indicibile (avete presente quando i giornali dicevano “oggi 48 gradi”? Ecco, immaginateli sotto i fari, con una parrucca riccia).

Non capire più cosa stai facendo, tra Acqua Azzurra Acqua Chiara, Bocca di Rosa, Bohemian Rhapsody, Aminue Amare di Gianni Ciardo, accompagnare 42 canzoni per un saggio al Pentagramma (li mi sono sentito proprio fichissimo, a leggere gli spartiti!) o Oggi sono io (quella stronza di mia moglie la canta che da mazzate pure a Mina stessa, quanto la odio).

Le richieste di autografi dal gestore di bed and breakfast, perchè “sei uno dei white queen”. Suonare davanti a 5000 persone nel salento. O davanti a 500 nel Lazio di Martufello. Vedersi su Teletrullo il giorno dopo del concerto ad alberobello. E non per un servizio, ma proprio tutto il concerto, in differita.

CANTARE. Cantare una canzone intera, davanti a 5000 persone. Sleeping on a Sidewalk, un blues, l’unica cosa che mi esce decentemente da quando ho iniziato a suonare.

Suonare un brano strumentale. Bijoux, dei queen. Da solo, con i fari puntati su di te. Che sia maledetto Brian May (brian, scherzo, ci vediamo il 10 novembre)!

Quest’estate ho fatto il musicista. Chiudo a quota 34 live in 3 mesi. Uno ogni 3 giorni, in pratica.

Ma i veri eroi sono stati altri. Marika ed Ettore. La mia famiglia. A saltare, ad accompagnarmi in posti improbabili. A prendere freddo estremo, a fare le 5 con me. A restare svegli in auto quando mancavano 180 km da Bari, erano le 3 e alle 9 dovevi stare in ufficio. A farmi dormire fino alle 13, senza chiedermi di andare a mare, quando ero troppo stanco anche per aprire gli occhi. Possano i miei genitori vegliare su di loro, sempre. Se lo meritano, e non solo perchè sono la mia famiglia. Quei due se lo meritano davvero.

Lo faccio solo per loro. E per me, per restare vivo. E vivo lo sono più che mai.

Domani torno in ufficio. Iniziano le mie vacanze, ovvero tornare la sera a casa, e “fare la cura anti bua” ad Ettore (questa ve la spiego in privato, se vi va).

E mangiare secondo dieta. Ho anche perso 15 kg, in questi 3 mesi.

Uso troppe parentesi, troppi incisi. Ma io sono ragioniere.

Perchè l’esercito del Selfie? Perchè l’ho sentita in piena notte, 34 volte. Arisa ha una bellissima voce. I 18enni di oggi invece non hanno nulla in testa. Neanche la droga. Solo i meme di Facebook.

27 agosto, anno domini 2017.

Il mio contachilometri segna 65100 km. Ho guidato per 7000 chilometri. Quasi sempre di notte fonda.

Vi lascio con un’immagine che ho scattato in piazza ad Alessano. Sono abituato ai palchi grossi o quasi, ma qui mi sono tremate le gambe.