Avevi ragione. La cattiveria della gente non ha fine. Ma non devo farmi tremare le braccia. Vabè, lo sai che mi sono tremate. Donna mia, ti dirò una cosa che ti farà trasalire. Ma aspetto un bimbo. Aspettiamo, in realtà. Cioè, aspetta. Con tanto di nausee e malesseri. Si muove, gli batte il cuore. Io sono impazzito. O una bimba. Una piccola me, una piccola lei. Oggi sono la bellezza di undici anni che non ci sei più. Ma d’ora in poi, basta a piangere. Inizierò solo a ricordare “come hai fatto” tu con me, come hai fatto a farmi crescere senza sentire la mancanza di nulla. Rosa, non devi nascondermelo, ho visto le cambiali. Eravamo poveri in canna. Ma non l’ho scoperto fino ad un paio di anni fa. Tu non eri come le altre mamme. Tu non ti truccavi, tu sorridevi. Tu non frequentavi circoli, non giocavi a carte. Giocavi con noi. Tu non fumavi e non bevevi. Ti facevi mangiare di baci dai tuoi figli. Tu non minacciavi il divorzio come le mamme moderne. Tu andavi avanti e buttavi giù tutto, e poi quando il tuo Roberto è diventato grande, hai mandato anche a fanculo lui, tuo marito. Facendo bene. Tu non avevi tempo libero. Tu amavi il tuo lavoro. Tu non viaggiavi. Viaggiavi con la mente.   Sei stata una grande donna, sei il mio unico modello. Rosa, in queste quattro stanze sta per nascere il tuo nipote. Sempre, qui, via toma 12/b. Terzo piano. E ti giuro, lui saprà tutto di te. Saprà di quanto lo avresti amato. Saprà di quanto bestemmiavi, ma di quanto fossi la signora più regale che abbia mai conosciuto. Piccolina nostra, hai fatto un ottimo lavoro. Il tuo “macaco”. ps: stasera mi compro un panzerotto, di quelli che ti compravi tu perchè costavano meno della pizza. Stasera lo mangio io, e la pizza la compro per te. Oddio, la mangerà Marika, che deve far crescere sano e forte Ettore (o Alice). Ti voglio tanto, tanto bene. Vieni a trovarmi, nei sogni, quando puoi.

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